PERLE DI PIEMONTE

In molti mi chiedono il perchè di questa mia passione, in molti mi chiedono “ma cosa ci trovi di bello nei luoghi abbandonati?”.

E’ così che ho deciso di mostrarvi cosa ci trovo di bello, e credetemi, non potete dirmi che in queste perle, niente di bello vi è…

Questo post presenta una carrellata di alcune (una minima parte) di castelli e ville abbandonate sul territorio piemontese, ho voluto indicare quelli che, a parer mio, paiono “facilmente o quasi” recuperabili, prima di perdere irrimediabilmente pezzi della storia dei nostri luoghi.

Alcuni di queste costruzioni cadono letteramente a pezzi… sarebbe un vero peccato, rimanessero solamente in fotografia…

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CASTELLO DI MARENE (CN)

In realtà non è un vero è proprio castello, bensì una villa in stile neogotico, venne eretto fra il 1850 ed il 1854 dal conte Carlo Amedeo Grosso su progetto dell’architetto Luigi Formento, il celebre autore del tempio valdese e della chiesa di San Secondo di Torino.

Esso nel 1904 pervenne al conte Vittorio Solaro di Monasterolo che nel 1920 lo vendette a Giuseppe Davico, proprietario di un’importante catena di alberghi di lusso in Italia ed in Francia. Ai nostri giorni appartiene ad alcune famiglie del luogo. Lo stile neogotico dell’edificio presenta caratteri architettonici ibridi, in quanto miscela elementi medioevali e gotici.

Riteniamo che il complesso debba essere valorizzato in quanto costituisce una precisa testimonianza del modo di vivere e della cultura dell’Ottocento.

Un tempo era circondato da un grande parco che includeva, a nord, un vasto bosco e, sulla facciata, uno splendido giardino all’italiana ed un ampio viale d’accesso. Il castello si trova in ottima posizione, a ridosso del centro storico e dei principali monumenti cittadini.

Oggi è in vendita, se qualcuno volesse acquistarlo…

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CASTELLO NEL VERCELLESE

Una delle costruzioni più ricche di fascino del Piemonte intero nonchè una delle più curiose..

 

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CASTELLO DI VETTIGNE’

Il castello di Vettignè è un antico edificio di origine medievale del Vercellese, situato nell’omonima frazione di Santhià.

A partire dagli anni sessanta del Novecento il castello, a seguito dello spopolamento della frazione Vettignè, versa in uno stato abbandono pressoché totale.

Il castello fu a lungo di proprietà della nobile famiglia dei Vialardi di Verrone, poi dei Dal Pozzo e passò al ramo Savoia-Aosta in seguito al matrimonio di Maria Vittoria Carlotta, l’ultima erede dei principi della Cisterna, con il principe Amedeo, duca di Aosta e re di Spagna.

Il nucleo castellato fu edificato, forse su una struttura più antica, nel XV secolo. È interamente circondato da merli a coda di rondine, sorretti da lunghi beccatelli adornati da una fascia decorativa. La torre cilindrica, di altezza notevole, ricorda da vicino quella del castello di San Genuario a Crescentino. [2]

Tra il ‘500 ed il ‘600 furono costruite le abitazioni, i magazzini e la casa padronale che andarono a chiudere la corte centrale.

Stando a una leggenda il sanguinario capitano di ventura Bonifazio-detto Facino-Cane, che le fonti più accreditate ritengono nato a Casale Monferrato, sarebbe invece originario di Vettignè; proprio per questo il borgo di Vettignè e la stessa Santhià sarebbero stati gli unici centri della zona ad essere risparmiati dalla furia del condottiero.[

 

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CASTELLO DI BONAVALLE

Si trova nel territorio del comune di Murello (CN), in località Bonavalle, in aperta campagna e compreso in un nucleo di cascine. Rappresenta un singolare esempio di insediamento fortificato agricolo. Venne più volte ristrutturato ed ampliato, oggi si presenta come una struttura di epoca quattro-cinquecentesca, a pianta quadrilatera e munita di quattro torri cilindriche (di grandezza diversa) e di bertesche. Sulla facciata principale dell’edificio, intonacata, spicca un grosso orologio con decorazioni affrescate. Il castello faceva parte di un antico feudo di cui furono signori i Borghese, i Guaschi di Chieri, i conti Balbis ed i marchesi Turinetti di Priero. Lasciato in eredità all’inizio del ‘900 dal pittore Giuseppe Augusto Levis per due terzi del Comune di Racconigi e per un terzo del Comune di Chiomonte, è stato venduto all’asta ed è di proprietà privata, usato come allevamento suicolo. Nonostante lo stato di totale abbandono, conserva intatto il fascino dell’antico maniero. Varcato il portone del castello e superato un atrio si accede ad un cortile quadrato invaso dalla vegetazione e da detriti. Le tre ali del castello, benchè conservino ancora le pareti, sono completamente distrutte dal crollo dei tetti che hanno sfondato tutti i pavimenti. All’interno delle ali si conservano ancora le vestigia delle stanze con traccia delle scale e dei camini. Una scala ripida e stretta conduce ad un piano seminterrato buio. Secondo una leggenda da qui partirebbe un cunicolo di cui però è sconosciuto lo sbocco (tunnel anche qui…)

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 CASTELLO DI FRINCO

Frinco è un dolce paesino dell’astigiano di neanche 800 abitanti  A Frinco c’è un imponente maniero che sovrasta il comune, dominando l’antico abitato. Il castello è enorme e occupa  circa 3800 mq di superficie. Siamo su una collina di quel Monferrato da cartolina e da relax dove la campagna non è ancora stata invasa dai capannoni industriali e dove si coltivano vigne e campi.

Durante le recenti piogge il castello di Frinco ha subito un crollo parziale. Una parte della sua struttura è praticamente scivolata a valle, senza fortunatamente fare vittime dato che prudenzialmente una parte delle case che si trovavano sotto il castello erano state sgomberate.

 

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 CASTELLO DELLA ROTTA

Il castello della Rotta è un antico edificio di origine medievale situato nel comune di Moncalieri, in provincia di Torino.

Si raggiunge da Moncalieri, da cui dista dieci chilometri, attraverso la strada statale nº 193 di Villastellone: un sentiero polveroso, a destra, porta ad un piazzale in cui sorge l’antico edificio. La casaforte, infatti, è ubicata nel ristretto spazio tra la menzionata arteria nazionale e l’autostrada per Torino, in una pianura delimitata da alcuni fiumi – il Po, lo Stellone e il Banna -, al confine meridionale della circoscrizione comunale di Moncalieri con quella di Carignano.

 

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ROCCA DI CARPENETTA

Poco fuori Casalgrasso, in direzione Racconigi, la Rocca di Carpenetta si staglia austera in mezzo alle campagne. In origine era un ricetto ed appartenne anche all’Abbazia di Staffarda. Già nel XII secolo queste terre erano bonificate ed il termine “Casalgrasso” sembra derivare difatti dalla fusione di casali e grassi proprio ad indicare la fertilità di queste campagne.

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CASTELLO DI CASTELNUOVO BORMIDA

castello di Castelnuovo Bormida è particolare in quanto appare come la sovrapposizione di più stili. Infatti il suo impianto architettonico è molto articolato a causa di tanti rimaneggiamenti che lo riguardarono nei secoli, dovuti soprattutto al fatto che questo castello fu teatro di molte battaglie, in particolar modo tra francesi ed austriaci. Così oggi si possono notare il bell’atrio medievale ed al contempo interni baroccheggianti. Questa disomogeneità del corpo del castello colpisce molto ed è apprezzabile soprattutto se si osservano le singole parti una ad una.

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CASTELLO DI CAVALLERLEONE

Il crollo lo ha interessato nel 1995

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VILLA CARPENETO

Villa Carpeneto è, insieme al Castello Galli, uno dei luoghi che contribuisce, mediante il suo impatto maestoso e oridinato, a definire le caratteristiche del volto urbano loggese. Al popolo loggese non veniva mai permesso, tranne alla famiglia dei custodi, entrare nella villa, nè tantomeno è stato possibile utilizzare il parco circostante, che al suo interno custodiva un incantevole giardino, in parte danneggiato dopo la seconda guerra mondiale.

Un discorso a parte merita il viale di Villa Carpeneto, fino a pochi anni fa fiancheggiato da imponenti pioppi che sono stati abbattuti nel 1996 perchè malati. Il Viale era stato per tanto tempo il luogo ideale per giocare, fare una passeggiata o riposarsi, d’estate, al fresco.

Villa Carpeneto ha ospitato alcune famiglie che sono state fra le protagoniste delle vicende di La Loggia. I suoi muri e il suo parco non sono solo carichi di sensazioni ma anche di storia. Storia che, date le condizioni attuali della villa, da anni disabitata e abbandonata, non le ha reso la giustizia che merita.

La Villa Carpeneto è oggi il risultato di due rifacimeti successivi di un originario castello, che si presume appartenuto alla famiglia Vagnone di Trofarello. Autore del primo rifacimento è Gaspare Graneri, ministro delle finanze della corte sabauda, che impone alla villa la sua struttura attuale, ancora visibile nella facciata che guarda verso Vinovo, cioè verso il giardino con laghetto. Sul soffitto della facciata antica si può notare il monogramma di Gaspare e lo stemma della famiglia Graneri, una spiga di grano con sopra un castello che simbleggia la rocca di La Roche, una città dell’alta Savoia.

Tra il 1769 e il 1779, probabilmente su disegno di Francesco Dellala di Beinasco, avviene il secondo rifacimento, che concerne esclusivamente la facciata che guarda verso il viale, l’entrata di servizio divenuta, con gli anni, facciata principale e che risente dello spirito neoclassivo dell’epoca. Successivamente verranno modificati il giardino, piantato originariamente all’italiana e divenuto all’inglese, e la vasca delle ninfee. E’ di questo periodo una regata organizzata dal Marchese Giuseppe Luigi Graneri che si tenne, per divertire la Real Corte, sul torrente Oitana appositamente preparato. In occasione di questo avvenimento, l’incisore Ignazio Sclopis realizzò due vedute che rappresentano la facciata ed il parco della villa.

Alla fine del ‘700 la proprietà di Villa Carpeneto passa al Conte Giuseppe Maria Gerbaix de Sonnaz, marito di Enrichetta Graneri. Questa famiglia raccolse molte opere d’arte, tra cui pregevolissime terrecotte provenienti dal vicino Vinovo (celebre a quei tempi per tali lavori), ceramiche e mobili di grande valore. I figli, nel 1868, vendono la villa all’avvocato Enrico Marenco che nel 1869 la rivende all’ingegner Vitale Rosazza. Entrambi gli atti di vendita non parlano di mobili e altre suppellettili, segno che molti degli splendidi arredi della villa erano già stati venduti dai de Sonnaz.

Passata forse in mano ad altri proprietari, la Villa viene smembrata della maggior parte delle terre, finchè nel 1939 viene venduta così come è oggi, dal pittore Alfredo Chicco, al Conte Theo Rossi di Montelera che la restaura, con grande impegno di pittori, stuccatori e giardinieri e la abita fino al 1959.

Durante la guerra, a causa di un deposito liquori che vi era stato occultato, Villa Carpeneto subisce un’incursione di partigiani. Dopo la guerra i proprietari tornano ad abitare nella villa, riportandovi l’antico splendore e la mondanità.

Dal 1959 la Villa, proprietà di una anomina società Svizzera, è disabitata e priva di arredo. Da alcuni anni è stata dichiarata Monumento Nazionale.

 

SPERO che dopo questo post, capiate anche voi, che cosa ci trovo di bello nei luoghi abbandonati..

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