THE TOWER IN THE MIDDLE OF NOWHERE: IL CIOCARON

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Come già detto in un post precedente, sono un grande fan dell’architettura romanica, adoro la sua semplicità decorativa ma amo il suo stile costruttivo, bifore e trifore che mi catapultano con la fantasia nel medioevo.

Durante i miei viaggi alla scoperta  del romanico in Piemonte, l’alto canavese è una tappa fissa, disseminata di edifici dalla rara bellezza che sono in grado di stupire, come in questo caso, non tanto per lo stile, ma per la posizione, sto parlando del CIOCARON.

Il CIOCARON, altrimenti detto campanile di San Martino di Paerno era parte di una parrocchia costruita nel XII secolo, insieme al borgo circostante (Paerno) e al Castelfranco situato sulla parte opposta della collina. Nel XIII secolo, con la formazione di nuovi centri abitati Perno viene abbandonato e successivamente distrutto e la sua popolazione trasferisce il borgo ai piedi della collina dove sono si trovano gli altri rioni: San Pietro, Sant’Anna e Pessano.

Come si spiega la presenza del campanile “in the middle of nowhere” , giustificando la metafora, spesso utilizzata, di “sentinella” messa a guardia della sottostante pianura canavesana? In modo analogo a quanto avvenne per numerose chiese romaniche canavesane, l’inurbamento forzoso verificatosi nel XIII secolo determinò l’abbandono di villaggi sparsi sul territorio; cosicché – scomparse le modeste abitazioni rurali – ciò che resta nelle pendici delle colline sono solo le vestigia mutile di qualche edificio religioso. Il campanile di San Martino é quanto rimane della chiesa omonima nei pressi della quale sorgeva il borgo medievale di Paerno. Successe che, con l’edificazione a Bollengo nel 1250, per volontà della città di Ivrea, di un borgo fortificato (dotato di propri statuti che lo qualificavano come “borgo franco”), la popolazione di villaggi vicini (quali Paerno, Pessano e Bagnolo) si trasferì – un po’ per vantaggi in merito al regime delle tasse, un po’ per costrizione – nella “villanova”. Non si hanno notizie documentali sulla edificazione della chiesa, ma le caratteristiche architettoniche della torre campanaria, di un romanico puro, fanno ritenere che essa dovette avvenire nel XI secolo. Sparito il villaggio di Paerno, la chiesa dovette – per effetto dell’attaccamento devozionale della gente alle proprie memorie religiose ed al santo dedicatario – restare a lungo utilizzata come luogo di culto. Subentrò poi un progressivo degrado, constatato il quale un documento episcopale del 1477 stabiliva come essa dovesse passare da parrocchia autonoma alla funzione di semplice oratorio. Nel 1731 un altro decreto vescovile ordinò la demolizione della chiesa, “divenuta quasi spelonca di briganti”. Solo la torre campanaria fu risparmiata

Le dimensioni sono notevoli, a pianta quadrata di circa 3 metri di lato, si eleva per circa 18 m nella campagna.

Il campanile è diviso in sei piani che appaiono suddivisi da archetti pensili che si congiungono alle lesene angolari. Partendo dal basamento si nota la presenza di feritoie e monofore (oggi tamponate per ragioni di staticità) sino alle bifore dell’ultimo piano, con inserimenti di cornici in cotto nei piani più in alto. Sul lato ovest, nel basamento, si nota una apertura (tamponata) che immetteva nel campanile. .

Questo luogo non è abbandonato fortunatamente, ma valorizzato e quasi adorato dagli abitanti della zona, che lo vedono come un portafortuna.

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