AD OGNUNO IL SUO EXPO

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Tra circa 2 mesi, tutti sappiamo, un evento particolarmente importante toccherà l’Italia, l’EXPO 2015 di Milano, Manifestazione dedicata al cibo e la nutrizione.

Anche Torino, qualche anno fa fu protagonista di un expo, in concomitanza con il centenario dell’unità d’Italia infatti,  ospitò L’Expo 1961 (ufficialmente Esposizione Internazionale del Lavoro – Torino 1961)

L’Expo 1961 (ufficialmente Esposizione Internazionale del Lavoro – Torino 1961, (FR) Exposition International du Travail – Turin 1961, (EN) International Labour Exhibition – Turin 1961), conosciuta anche come Italia ’61 (da cui prese poi nome l’omonimo quartiere), si svolse a Torino e venne organizzata per celebrare il primo centenario dell’Unità d’Italia.

Tra i protagonisti e promotori dell’iniziativa vi furono Giuseppe Pella, presidente del comitato Italia 61, l’allora sindaco di Torino Amedeo Peyron e Achille Mario Dogliotti, Presidente del Consiglio Direttivo.

Per l’occasione venne interamente costruito un quartiere di Torino, nella zona Sud della città in una zona bonificata sulle rive del fiume Po.

L’esposizione richiamò più di quattro milioni di visitatori provenienti da tutto il mondo. Le attrazioni principali furono la monorotaia ALWEG, il Circarama, sistema di proiezione cinematografica a 360 gradi della Walt Disney, la funivia che collegava in modo spettacolare, passando sopra il Po, il Parco del Valentino con il Parco Europa posto sulla collina di Torino.

Fu notevolmente migliorata l’illuminazione pubblica della città – e in particolare dell’area espositiva (corso Unità d’Italia) – grazie ai moderni impianti progettati da Guido Chiarelli: suscitò grande ammirazione l’illuminazione notturna del giardino roccioso al Parco del Valentino, realizzato nell’ambito della grande rassegna internazionale FLOR 61.

Importantissimi i palazzi costruiti per l’occasione tra cui spiccano il Palazzo del Lavoro e il Palazzo a Vela; i padiglioni per la Mostra delle Regioni, progettati da Nello Renacco, ottennero nel 1963 il “Premio nazionale per un’opera realizzata”, assegnato annualmente dall’IN/ARCH.

Ma che cosa, a distanza di quasi 60 anni è rimasto di tutto ciò?

LA MONOROTAIA

Il tracciato di questa monorotaia, si estendeva per circa 1 800 metri su un viadotto, di forma rettangolare, in cemento armato sopraelevato, sostenuto da piloni tronchi conici anch’essi in cemento armato. Il viadotto aveva il compito di sostegno, di guida e di alimentazione elettrica del convoglio. Quest’ultima era realizzata mediante bandelle metalliche poste sui fianchi del viadotto.

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Le due stazioni, poste all’inizio e alla fine del tracciato, erano costituite da piattaforme sopraelevate che permettevano ai passeggeri l’accesso alla monorotaia. Il tracciato era tutto in linea retta all’infuori di un tratto dove, con un’ampia curva, attraversava un laghetto artificiale.

Il convoglio era composto da tre tronconi uniti tra loro con giunti articolati che portavano alle due estremità le cabine panoramiche di testa di forma arrotondata. Le casse erano sostenute d carrelli con ruote gommate di tipo automobilistico, ad asse orizzontale per la trazione e ad asse verticale per l’assetto e la guida del convoglio. La velocità massima del convoglio è di 90 Km/h, ma normalmente viaggiava a 50 Km/h per permettere di ammirare il paesaggio attorno. I posti a sedere erano 80 e in piedi 120. Il peso era di 38 T, dato che il convoglio era costruito in lega leggera. Il treno era lungo 30m, largo 3m e alto 4,5m.

I motori elettrici di trazione, in corrente continua, erano del tipo a eccitazione in serie ed erano regolati mediante indebolimento di campo e variazione di collegamento serie/parallelo, da un controller elettropneumatico P.C.M. La potenza di un motore elettrico era di 113 Kw/h.

I servizi ausiliari erano garantiti da batterie di accumulatori al piombo che venivano ricaricate mediante gruppi composti da motore/dinamo. Il rallentamento e la frenatura del convoglio veniva eseguita mediante frenatura elettrica, con il collegamento dei motori ad appositi reostati e frenatura pneumatica, mediante freni a disco di tipo automobilistico. Il convoglio era predisposto per la trazione in multiplo, cioè più unità agganciate tra loro, comandate da un’unica cabina, questo fatto, considerato l’epoca, era innovativo.

La monorotaia cessò l’esercizio pochi mesi dopo il termine della manifestazione. Fu nuovamente utilizzata durante le primavere e estati 1962-1963, soprattutto a uso delle scolaresche, venendo posta definitivamente in disuso al termine dell’estate 1963.

Ad oggi, il binario è ancora visibile accanto al corso

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La vecchia stazione Nord prima e  dopo la ristrutturazione e la riconversione d’uso; dal 2006 ha il nome di stazione Regina e ospita i bambini in cura presso l’Ospedale Infantile Regina Margherita, assieme ai loro familiari.
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Resti della Stazione sud della Monorotaia

Cosa ne fu del convoglio?

Rimase per anni in disuso all’interno della stazione Nord, preda di sbandati di vario tipo fino a quando, durante un’ispezione casuale alla fine degli anni settanta venne scoperto che il mezzo era andato distrutto in un incendio appiccato da sconosciuti, incendio che peraltro aveva anche reso inagibile la struttura. Nel 1981 infine il mezzo venne smantellato. Con il passare degli anni il viadotto venne tagliato e, nel 1994 a seguito di alcune cadute di calcinacci, venne rimosso integralmente – eccetto un breve tratto rimasto a testimonianza di questo innovativo sistema di trasporto, posto sopra il laghetto, ed entrambe le stazioni, di cui la nord ben visibile da corso Unità d’Italia.

In occasione dei giochi olimpici del 2006 decise la ristrutturazione e il cambio di destinazione d’uso della stazione Nord, che da allora ospita attualmente, in comodato d’uso, la “Casa UGI”.

IL CIRCARAMA

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Una attrazione di enorme successo di “Italia 61” nel campo degli spettacoli e dei divertimenti è stata quella del Circarama Disney offerto dalla FIAT al pubblico convenuto da ogni parte a Torino per il centenario. Il Circarama è il cinematografo su schermo circolare di 360°, procedimento inventato e brevettato da Walt Disney con originalissimo sistema di ripresa e di proiezione. Nel Circarama gli spettatori, completamente circondati dalle riprese in movimento, hanno la sensazione di partecipare all’azione. Il primo Circarama fu presentato da Walt Disney nel 1955 a Disneyland; quindi all’Esposizione Internazionale di Bruxelles nel 1958 ed all’Esposizione Americana di Mosca nel 1959. Da allora il sistema è stato perfezionato (film a 35 mm anziche’ a 16 e 9 proiettori simultanei anziche’ 11): e cosi’ come la FIAT lo ha presentato a Torino è stato una novita’ assoluta. Per esso la FIAT ha costruito un apposito padiglione smontabile e trasportabile, in acciaio, alluminio e plastica. Nel suo insieme il padiglione si sviluppa su un’area di 1500 mq. Il cilindro circarama (sala di proiezione) ha un diametro di 32 metri, è alto 12 m. Lo schermo circolare ha uno sviluppo di 90 m. per un’altezza di 7. Nella struttura del cilindro sono collocati i 9 proiettori da cui si dipartono i fasci delle immagini. Capienza della sala di proiezione: circa 1000 persone, in piedi. Nel sistema Circarama Walt Disney il film e’ montato ad anello e le immagini si svolgono in modo continuo. Il sonoro (impianto stereofonico a 6 piste) e’ indipendente dal film, ma e’ sincronizzato elettronicamente con esso, secondo lo svolgimento delle immagini. Il suono, sincronizzato con i movimenti dell’immagine, diventa elemento dell’azione stessa e da’ allo spettatore la sensazione di essere protagonista della scena. Tutti gli impianti per la proiezione e il sonoro sono della Soc. Microtecnica (Torino). Il film in programma, a colori (circa 1000 metri), intitolato Italia 1961, era stato realizzato – per conto della FIAT – dalla “Walt Disney Production” (Burbank, California), a cura della “Royfilm” di Roma (produttore Roberto De Leonardis, regista Elio Piccon). Il commento del film è di Indro Montanelli. La musica del Maestro Lavagnino. Colori della Techicolor. Le copie a colori del film, sull’originale Walt Disney, sono state stampate dalla Techicolor di Roma. Il lavoro di ripresa si è svolto per 22.000 km. attraverso l’Italia, anche dall’aereo cortesemente messo a disposizione dal Ministero della Difesa Italiano (Aeronautica): un “C119” (vagone-volante). Il vagone-volante è andato fino in Rhodesia per filmare la colossale Diga di Kariba, opera del lavoro italiano. La cinepresa Disney ha spaziato dalle Alpi alla Sicilia e alla Sardegna cogliendo aspetti significativi del Paese; ma la necessita’ di contenere la lunghezza del film ha imposto di sacrificare stupende riprese di tante grandi belle città. Per la parte industriale le succinte inquadrature inserite nel film sono volutamente senza intestazione di Aziende perche’esulava da esso ogni fine pubblicitario. Il successo è stato enorme e basti a testimoniarlo il numero degli spettatori che, nei sei mesi di attività, ha toccato i 2 milioni.

OGGI DEL CIRCARAMA NON RIMANE PIU’ NULLA, LA STRUTTURA E’ STATA SOSTITUITA DA ALTRI EDIFICI

LA FUNIVIA

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La funivia con cabine colorate, permetteva, con 100 lire, di partire dal parco del Valentino per andare su, in Parco Europa… poteva trasportare fino a 600 passeggeri all’ora.

Ad oggi, la stazione Valentino è stata ristrutturata in concomitanza con le olimpiadi del 2006 mentre la stazione Nord è ancor oggi in stato di degrado (come da foto)

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PALAZZO DEL LAVORO

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Il Palazzo dell’Esposizione Internazionale del Lavoro, meglio noto come Palazzo del Lavoro o B.I.T. (Bureau International du Travail) o – dal nome del suo autore – Palazzo Nervi
Fu progettato dall’ingegner Pier Luigi Nervi con la collaborazione dell’architetto Giò Ponti e di Gino Covre, e completato nel 1961. All’epoca della sua inaugurazione, è stato un notevole esempio di struttura espositiva per dimensioni e innovazione tecnologica.
In seguito fu, con lunghi intervalli, utilizzato per ospitare eventi fieristici, mostre, esposizioni internazionali e, fino alla metà degli anni novanta, alcuni uffici del Centro Internazionale B.I.T., successivamente spostati sempre lì vicino.
Fino al 2008, ospitò anche una sezione distaccata della Facoltà di Economia e Commercio dell’ Università di Torino, più una parte di sedi didattiche di un consorzio specializzazioni post-diploma. Dal 2009, fu occupato da sporadiche attività commerciali, tra cui anche una discoteca ma, progressivamente, è stato nuovamente abbandonato per via degli ingenti costi di gestione.

Ma ad oggi… che ne è del palazzo del lavoro?

non vi svelo la sorpresa ma vi invito a visitare il seguente link…

http://abbandonografando.blogspot.it/2014/10/palazzo-del-lavoro-italia-61.html

E’ un vero peccato vedere un quartiere lasciato così, il quartiere simbolo del lavoro che fu e della capitale industriale italiana che fu Torino, se non fosse stato per le olimpiadi, probabilmente avremmo perso tutti i tasselli di questo puzzle…

Il palazzo a vela è stato “salvato” e trasformato in palazzo del ghiaccio per i giochi invernali (chissà…)

Il Museo dell’automobile esiste ancora ed è stato rinnovato di recente (chissà…)

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Tutto questo fu uno spreco? A voi giudicare…

Che ne sarà di Milano fra 50 anni?….

Per maggiori info vi invito su www.italia61.it

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