LA VILLA DELLA DISCORDIA

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Analizzando con Google maps il territorio, in prossimità dell’aeroporto “Sandro Pertini” di Torino, lungo il perimetro, sul lato ovest, si vede una risega, questo curioso particolare è dovuto al fatto che in quel punto, si trova un edificio storico che fu di grande importanza in passato, uno dei tanti beni lasciati in eredità allo stato da famiglie benestanti (come già fu per il castello di Bonavalle).

Anche in questo caso, il destino dell’edificio fu segnato da degrado ed incuria, l’edificio in questione fu una villa, appartenuta alla famiglia ARCOZZI-MASINO.

Nuova immagine bitmap satellite

Ecco la curiosa risega sulla mappa e la visuale della villa da satellite

La villa è stata spesso al centro di controversie tra la proprietà (la città di Torino) e la SAGAT (società che gestisce lo scalo aeroportuale) in quanto si trova proprio in traiettoria della recinzione della pista.

Leggendo la controversia che ne è nata fra gli interlocutori istituzionali coinvolti attingendo al poderoso carteggio che le parti si sono scambiate in questi anni sembra di scivolare in una di quelle storie surreali in cui le parole minacciano di moltiplicarsi all’infinito, in un gioco in cui l’abilità sta nel rimandare la palla nel campo avversario. Con qualsiasi argomento. Anche quello olimpico. Il caso di Villa Arcozzi-Masino, abbandonata al degrado e allo sfregio del tempo, ma anche così splendente negli affreschi della sua cappella, potrebbe avere anche una valenza letteraria per ciò che le parti si scrissero e scrissero all’arbitro sceltosi: il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello.
Il magistrato ha ereditato la spessa corrispondenza scambiatasi fra Sagat, Ente nazionale aviazione civile (Enac) che la sostiene, soprintendenza ai Beni architettonici del Piemonte e Comune di Torino, proprietario della villa dal 1959, nonché principale azionista, con il 38 per cento delle quote, di Sagat, ma sua apparente controparte nel caso.
La villa «degradava», la pista si estendeva. Adesso, secondo le mappe aeroportuali, l’apertura alare dei Boeing arriva a 6,9 metri dal bordo della taxi way nel punto più stretto, quello della «gobba» nella rete di recinzione causata dalla solita villa cadente. La taxi way è ovviamente ancora più vicina e gli aerei che la percorrono per spostarvi verso la pista di decollo rullano altrettanto vicini agli affreschi.
Per Sagat l’immobile può diventare persino una base per attentati terroristici: «Siamo di nuovo a segnalare la pericolosità dell’immobile di proprietà del Comune di Torino, in ordine alla sicurezza del sito aeroportuale: nel fabbricato potrebbero posizionarsi malintenzionati che, con armi di qualsiasi tipo, potrebbero colpire un aereo in fase di decollo o più facilmente nella taxi way sottostante. E’ del tutto impossibile che le forze dell’ordine in perlustrazione possano vigilare sulla presenza di malintenzionati… Questa situazione vanifica in particolare il sistema anti-intrusione costato 2,5 milioni di euro». A causa, sostiene Sagat, delle finestre che non sono state murate.
La divisione patrimonio tecnico del Comune risponde, nell’aprile 2005, di aver provveduto a murare le finestre sui «tre lati di proprietà del Comune di Torino».  In ogni caso, il Comune fa sapere che l’«Amministrazione ha da tempo intrapreso trattative per la cessione della villa a Sagat, l’unica strada praticabile per trovare una soluzione». Per chiarezza, in altra lettera, il Comune sottolinea: «L’immobile è vincolato, non si può assolutamente abbattere la villa».
Il ruolo della Soprintendenza è ribadito dalla stessa Soprintendenza nelle sue missive agli altri soggetti istituzionali: «Villa Arozzi-Masino è di grande importanza monumentale». Nel carteggio compare fugacemente anche il ministero per i Beni e le Attività culturali: «Diamo parere favorevole all’attività aeroportuale ma a titolo di compensazione si provveda al restauro della villa….». (Maggio 2004).
Ci si aggrappava anche all’evento olimpico, da una parte e dall’altra. Enac scriveva: «L’abbattimento del fabbricato rappresenta la scelta più coerente rispetto all’appuntamento olimpico». Replicava la Soprintendenza: «Il restauro è auspicabile in vista delle Olimpiadi». E aggiungeva: «L’attuale spettrale stato di degrado della villa diventerà il primo impatto con Torino dei tanti stranieri che atterreranno a Caselle per le Olimpiadi».

Oggi, a distanza di più di 10 anni, la villa versa ancora in condizioni di grande degrado e probabilmente tra poco, metterà d’accordo tutti, crollando su se stessa.

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