LA MADONNA DELLE VIGNE di LUCEDIO – La storia vera?

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Ci troviamo quest’oggi di fronte ad una celebrità dei luoghi abbandonati piemontesi, un luogo che ha ispirato leggende e misteri a non finire al suo riguardo, ci troviamo infatti al cospetto della Chiesa del SS. Nome di Maria detta Madonna delle Vigne.

Addirittura nel 2010 fu teatro di un servizio del programma di Italia 1 “mistero”, nella quale Marco Berry mise in scena un improbabile concerto con pianola all’interno del santuario.

A proposito della sua storia, ho letto moltissimo e moltissimo si è scritto (forse addirittura troppo), la storia che siamo abituati a conoscere parla di una chiesa, costruita nel 1696, sconsacrata per un decreto apportante il sigillo papale nel 1784 ed abbandonata da un secolo o forse due…

Questa storia, così come raccontata, non mi ha mai convinto pienamente, per esempio, non riuscivo a capire come poteva essere possibile che una chiesa sconsacrata, venisse abbandonata in un tempo successivo e conservi ancora la croce sulla sua sommità (in passato era buona norma rimuovere il simbolo cristiano dalle chiese sconsacrate).

Durante il mio primo sopralluogo presso la chiesa di Montarolo, notai subito come uno dei due fattori che caratterizzano l’abbandono (il tempo) non fosse così lungo come si dice, mentre l’altro fattore (il vandalo) abbia colpito pesantemente questa costruzione.

Ho così cominciato una ricerca personale su questa chiesa, volendo verificare la fonti di tale storia…

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Esistono principalmente 2 scritti riguardo la storia della chiesa, il primo è un interrogazione parlamentare dell’on. Muzio, risalente al 1997 (che riprende a sua volta lo scritto di Nino Carboneri “la Madonna delle Vigne presso Trino”), prima dunque che questa chiesa salisse alla ribalta per via del suo famoso affresco, ed un articolo, apparso sulla rivista romana “Nuova Antologia” vol. 269, su questa rivista l’on. Arturo Marescalchi, nel 1916, descrive una chiesa aperta al culto e non si fa menzione di abbandoni… inizia quindi un viaggio in un’altra storia, alternativa…

Il primo corpo della chiesa risale alla prima metà del XVII secolo, è infatti visibile nella cartografia dell’epoca in dimensioni molto ridotte rispetto a quanto vediamo oggi, sarà l’abate di Lucedio Vincenzo Grimani [1], a predisporne l’ampliamento nella parte ottagonale, a cura di Antonio Bertola; della parte antica oggi rimane solo il coro ed i lavori terminano postumi all’abate, nel 1707 infatti, i Savoia entrano in possesso dei possedimenti di Lucedio e solo il 21 Luglio del 1713, la chiesa può essere benedetta dal parroco di Trino, Girolamo Risico, nella sua nuova livrea.

Già nel 1714, una visita del nuovo Ingegnere reale, mette in evidenza l’ineguatezza dei lavori appena terminati e descrive risorse ed interventi necessari al suo ripristino, che avverrà proprio ad opera dello stesso ingegnere (il casalese G.B Scapitta) (da STUDI PIEMONTESI Vol. 8, 1979).

Gli interventi  compresero la costruzione del porticato antistante la chiesa (chiaramente costruito in un tempo successivo alla pianta ottagonale anche se non di molto) e dell’ultima cupoletta sulla sommità (anch’essa chiaramente successiva).

Nel documento infatti, si fa riferimento al fatto che allo Scapitta, non è data la possibilità di intervenire sulle murature esterne, ma si rende necessario “largare le fughe dei trabocchi verso il sito del cimitero” (da Atti del … Congresso di storia dell’architettura, 1972), per via dei troppi fedeli che ormai frequentano il santuario.

Lo Scapitta nota inoltre le infiltrazioni d’acqua che stanno danneggiando gli stucchi della volta e scrive:

14 Marzo 1714 – Visita alla chiesa nuova denominata Madonna delle Vigne situata sopra un’eminenza, in vicinanza de Boschi. Si è veduto la Cupola della medesima e stucchi degli ornamenti molto danneggiati in diverse parti dall’acqua, dal che si è compreso havere li straventi guastato il coperto in più luoghi et in conseguenza restar bisognosa di pronta reparatione, come pure restar terminarsi il coperto del portico avanti detta chiesa et  aggiustare li canali di tolla e mancamento d’essi si è pure veduto essersi guastato le quadrature delle lesene ed atri ornamenti dalla parte di fuori di detta chiesa.

havendo giudicato il prelato Signor Ingegniere Scapitta che sendo detta Chiesa e per gli ornamenti e per construtura di prezzo riguardevole dovesse ricoprir detta Chiesa con lastrighe di piombo per esimerla del guasto de straventi, a cui resta soggetta. Inoltre ha chiamato il Paroco doversi construere attigua a detta chiesa una stanza per l’habitatione dell’eremita non sendovene alcuna, come altresì un campanile, qual portico della medesima

I lavori da eseguirsi sulla copertura vengono quindi preventivati in L. 2000 e vengono approvati il 16 aprile 1717 dalla camera dei conti.

Non vengono però approvati i progetti relativi all’abitazione dell’eremita ed al campanile, il quale, infatti, non esiste.

Proprio a quel periodo, o comunque al periodo sabaudo (1707-1784),dovrebbe risalire anche il famoso affresco, identificato come “lo spartito del diavolo”, sopra il portone di ingresso.

Nella famosissima pittura sono rappresentati, partendo dall’alto, un organo a canne con uno spartito in posizione di lettura, il tutto su una loggia che porta uno stemma con una corona, probabilmente di casa Savoia.

 

Anche su questo spartito si è detto molto ed è il motivo per cui questa chiesa è famosa nel mondo, non esistono testimonianze storiche riguardo all’affresco, tanto meno al suo autore, questo rimane quindi il grande mistero del santuario di Madonna delle Vigne.

 

 

Il 1784 è si un anno importante per Lucedio e la chiesa di Madonna della Vigne, ma non per via della scomunica, bensi in quell’anno tutti i possedimenti passano sotto il controllo dell’Ordine di San Maurizio, anche se lo manterranno per poco, fino al 1800 circa, quando le terre passarono al primo console Napoleone Bonaparte.

La storia della chiesa non ha più nulla di ecclatante da raccontare, fino appunto al 1916, quando, il Marescalchi visita la chiesa e racconta la leggenda riguardo alla sua costruzione.

[…]Racconta la tradizione che fosse sepolta lassù una leggendaria figura di Regina che si vuole si aggirasse, in tempi ancor più antichi, pei boschi di Lucedio per sfuggire ad un padre persecutore.

Un giorno, la Regina presso ad esser raggiunta dal padre e dagli sgherri che l’inseguivano, fece per miracolo aprire una fossa fra lei e gli inseguitori. Una fossa è tutt’ora esistente, ed è chiamata appunto Fosso della regina, a ponente della Madonna delle vigne, ove si vuole fosse sepolta la leggendaria Regina.

Sul suo sarcofago sarebbe stata eretta una piccola cappella, nocciolo dell’attuale chiesa. Certo è che fra le memorie lasciate da Ferdinando II di Gonzaga, abate commendatario di Lucedio dal 1642 al 1671, si trova che egli ebbe a tutelare la proprietà della chiesa della Madonna delle vigne contro le pretese del Vicario di Montarolo. […]

Forse qualcuno già conosceva questa storia… è proprio nel coro infatti, che possiamo notare come qualcuno abbia scavato nel pavimento alla ricerca di qualche macabro souvenir…

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Il Marescalchi racconta anche come appariva l’interno.

[…] “Il coro, che è evidentemente molto più antico dell’ottagono antistante, porta sotto le comici fregi formati da foglie di vite alternantisi una verde e l’altra gialla: e gli archi che sostengono il volto sono ornati di stucchi raffiguranti tralci di viti con grappoli che salgono dal cornicione, e così il grande arco che divide il coro dall’ottagono. L’ornamentazione a grappoli d’uva è stata poi continuata nella parte molto più recente, quella appunto rifatta per volere dell’abate Grimani.


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La statua della Madonna che ivi si venera è in legno, tutta d’un pezzo, col manto svolazzante, ed è probabilmente dell’epoca del Grimani. La Madonna sporge il braccio destro, e la mano ha in attitudine di reggere qualcosa.” […]

L’autore descrive quindi un fatto curioso…

[…] Ma siccome in realtà nulla portava (la mano della statua), pochi anni or sono la domestica del Vicario di Montarolo pensò bene di mettere in carattere la Madonna, offrendo regolarmente un grosso grappolo d’uva fra le dita alla Vergine, e per sovramercato un altro alla manina dal Divin Bambino. […]

L’articolo è poi corredato da queste foto… che mostravano la chiesa in quegl’anni.

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La statua, come ipotizzato dal Marescalchi, è di epoca del Grimani, più precisamente è dello scultore Carlo Giuseppe Plura (da Vigne e vini nel Piemonte Rinascimentale, Rinaldo Comba, 1991) e risale al 1717 (da Sculture nel Piemonte del Settecento,2005) il quale vinse “l’appalto” tra Omma, Plura, Cassini con la benedizione di Filippo Juvarra, benedizione che diede al Plura la possibilità di diventare intagliatore alla corte reale di Torino. (da Mostra del barocco piemontese: Pittura, scultura arazzi, Vittorio Vitale, 1963)

1 giugno 1717 – I massari dell’Abbazia di Lucedio ricorrono alla corte dei conti per ottenere, tra l’altro, una statua in legno della Madonna col Bambino in braccio, da collocarsi nella chiesa della Madonna delle Vigne. Le autorità competenti accolgono benignamente la richiesta ed all’uopo indicono una specie di concorso. Il signor Giuseppe Homa presenta un disegno della statua con relativa offerta di prezzo. Il signor Carlo Giuseppe Plura scultore della Casa di Sua Maestà, si offre di scolpire detta statua in legno, pare su disegno dell’Homa. In piedi 2 ½ a 3 circa liprandi. Con accessori, pittura, doratura, colonne, baldacchino e stanghe per portarla in procession, mediante la somma di luigi d’oro 15, pari a lire 240. Si presentano altri concorrenti, ma il Magistrato commette l’esecuzione della statua al signor Carlo Plura. La statua ottiene generale approvazione, compresa quella di don Filippo Juvarra, che la giudica fatta alla perfezione. La statua viene poi completata dal Plura con tutti i suoi accessori e coloriture e dorature; il Magistrato ordina il pagamento delle lire 240 pattuite.

Un’ altra prova dell’attività della chiesa in tempi relativamente recenti risale al 1920; la Madonna delle Vigne infatti, viene inserita tra le chiese che beneficiano dell’indulgenza dei cento giorni, voluta da papa Benedetto XV.

Nel documento si racconta come ogni 12 settembre si festeggiasse la festa della Madonna. In quel giorno infatti, la statua veniva portata in trono nella vicina frazione di Montarolo per poi procedere alla benedizione delle terre.

Ho ragione di credere (più che altro di sperare) che il 12 settembre 1926 la statua fece il suo ultimo viaggio verso la vicina Montarolo per rimanervi, esattamente dove si trova ancora oggi…

Perché 1926?

È in quell’anno che il Carrega Bertolini, principe di Lucedio, muore, lasciando in eredità ai due figli le due grange, ad uno lascia la grangia di Lucedio, mentre al figlio Giacomo quella di Montarolo.

Da questo momento inizia un inesorabile declino della Madonna delle Vigne che la porterà all’abbandono che vediamo oggi…

E’ plausibile una sconsacrazione della chiesa nel 1967, quando anche la chiesa santi Pietro e Paolo di Montarolo viene interdetta al culto…

Del resto, i pluviali in plastica, fanno pensare ad un tentativo di tenere la chiesa ordinata fino a non molto tempo fa…

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Come sempre mi piace fare, nonostante si sia detto di tutto e di più su questa chiesa, vi vorrei regalare due sorprese, anche se in un luogo come questo è stato molto difficile trovare “esclusive”… 🙂

1- L’anno scorso, mi trovavo ad un mercatino delle pulci, il famoso mercatino del Balòn, sono sempre solito sfogliare i santini alla ricerca di un po’ di spiritualità perduta, fu così che ne trovai addirittura 2 interessantissimi, nell’ordine:

Santino cartaceo raffigurante la MADONNA DELLE VIGNE VENERATA IN MOTAROLO (Trino), risalente probabilmente all’indulgenza del 1920

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Santino cartaceo raffigurante l’interno del santuario visitato quest’oggi, così come appariva nel 1920 (sono visibili gli splendidi marmi che adornavano l’altare e la statua della madonna e la statua lignea da attribuire al Plura)

scan interno

Confronto tra 1920 e 2016

vs

C’era un unico punto della chiesa della quale non avevo mai visto alcuna fotografia… e che la mia solita curiosità mi ha portato ad esaminare, si tratta infatti della lastra in pietra sulla quale poggia la nicchia che conteneva la statua, nella parte inferiore infatti, vi è uno strato simbolo inciso e delle lettere, probabilmente iniziali “BR”, chissà che cosa stavano a indicare… l’artista? Il creatore della tavola? O dell’intera altare? O magari dell’intera chiesa :)?

 

Ecco lo strano simbolo evidenziato…

simbolo

Spero che il nuovo punto datovi di vista di questa chiesa vi sia piaciuto e speriamo di potervi dare altre esclusive… e fidatevi… ce ne saranno :):)

Volevo spendere ancora due parole sull’interrogazione parlamentare, già nel 1997  l’on. Muzio, richiedeva 500 milioni di lire per il restauro e la rivalorizzazione della chiesa. Speriamo che un giorno si possano trovare i fondi necessari e non perdere irrimediabilmente un pezzo così importante della storia e dove hanno lavorato i nomi più importanti del barocco piemontese del ‘700.

[1] Vincenzo Grimani, ricco patrizio veneziano, viene descritto dai suoi contemporanei come ambizioso e pieno di risorse (tanto che divenne, negli ultimi anni di vita vicerè di Napoli) venne addirittura scomunicato per via dei fastidi che era solito creare allo stato pontificio. Morì nel 1710 a Napoli, per un infezione alla vescica.

update. Ho avuto informazioni (e visto documentazione fotografica) secondo cui tra il 2001 ed il 2007, sia stato rifatto il tetto alla chiesa (anche il tetto del porticato era sfondato), sia stato ridipinto il porticato (prima di colore giallo), sia stato ripulito l’interno con nuova pittura nella parte bassa in modo da coprire i graffiti che infestavano la chiesa e sia stata rimossa la targa all’esterno, targa che così recitava:

QVOD

VINCENTIUS GRIMANI

LOCED. COENOBII ABBAS

ANN. FERE MDCCX

TEMPLUM

DENVO EXCITARAT

MVNIFICENTIA

MARCH. FRANCISCI BERTOLINI CARREGA

LOCED. PRINCIPI

INSTAVRATI

ANN. MCCMLI

 

 

Vi rimando inoltre al video effettuato in loco… mi raccomando… iscrivetevi al canale 🙂

 

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2 pensieri su “LA MADONNA DELLE VIGNE di LUCEDIO – La storia vera?

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