LA CADUTA DEL GIGANTE – Ricerca Personale

Vorrei raccontare questa storia, conosciuta quasi per caso, curiosando sull’archivio storico de “La Stampa”, che credo in pochi ormai conoscano…

QUANDO:

16 Agosto 1943: non era tempo di vacanze al mare, o giù al paese, o grigliate con gli amici, in quel periodo infatti, agosto era un mese come un altro, molti il mare nemmeno lo avevano visto o se l’avevano fatto, molto spesso era non per farci il bagno e divertirsi in spensieratezza ma per sopravvivere e sperare di tornare a casa, lontano dall’acqua salata macchiata del rosso sangue delle troppe vittime inutili di un conflitto planetario.

DOVE:

Ci troviamo a Front (un tranquillo comune nelle campagne canavesane) che sotto il fascismo condivide la sorte di molti piccoli villaggi perdendo la sua identità e venendo aggregato a comuni più grandi, in questo caso Barbania

Front Canavese si trovava sulla rotta dei bombardieri che dall’Inghilterra venivano a seminare morte e distruzione nel nord Italia e non solo, nell’area del poligono prove armamenti, sito a pochi km da qui, venivano svuotate le pance dei loro apparecchi dagli ultimi rimasugli di bombe e spezzoni incendiari al ritorno dall’infausta missione.

Quella sera i motori dei bombardieri rombano sul paesino per la 24esima volta dall’inizio del conflitto, come sempre la paura era molta e probabilmente (anche i miei nonni facevano lo stesso) si andava nei prati ad assistere ai bombardamenti sulla città che si colorava di luci rosse e gialle. I traccianti della contraerea poi, sembravano moderni laser che si stagliavano nel cielo per richiamare l’attenzione su un evento, ma all’epoca da li si doveva stare lontani!

Dopo l’incursione, come erano arrivati, i grossi bombardieri fecero per la 24esima volta il loro sporco lavoro sulla zona del poligono e tornarono da dove erano venuti, questa sera però, qualcosa andò diversamente…

Il 16 agosto 1943 c’era la luna piena, l’inferiorità tecnologica dei mezzi della regia aeronautica quindi, veniva un po’ meno, si alzarono degli aerei  dal campo volo di Corso Francia per intercettare il nemico, e così fu..

Mentre uno dei bombardieri inglesi sganciava bombe sul poligono, venne intercettato ed abbattuto da un Reggiane Re 2001, preparato per il combattimento notturno.

Tuttò ciò che ho trovato sull’argomento deriva da documenti conservati presso l’archivio comunale di Barbania, i quali parlano di un velivolo B-24 Consolidated (chiamato “amichevolmente” LIBERATOR) abbattuto magistralmente dai colpi di Mauser 20 mm del Reggiane. L’aereo, danneggiato ad uno dei suoi 4 motori, perse quota fino a schiantarsi in un pometo a 100 m dall’abitato di Front.

Il Liberator è un aereo molto grande, che wikipedia descrive così:

Lunghezza: 27,52m

Apertura alare: 33,52m

Altezza 5,48 m

Peso a vuoto: 16556 kg

Peso a pieno carico: 29484 kg

 

Mentre il Reggiane, essendo un piccolo cacciatore, aveva ben altri numeri:

Reggiane_Re2001_150sq

Lunghezza: 8,36 m

Apertura alare: 11,00 m

Altezza 3,15 m

Peso a vuoto: 2460 kg

Peso a pieno carico: 3240 kg

 

A bordo del bombardiere inglese furono recuperati 4 cadaveri:

1° M.J.A WHITE C E   – OFFICER 120889

2° P.A. HAGGARTY   – OFFICER R.C. 42500

3°  non potuto identificare perché in parte carbonizzato

4° G. C. MUTCH  – OFFICER 575761

I corpi furono tumulati il mattino seguente nel cimitero di Front.

 

 Il giorno successivo l’accaduto giungono sul luogo, oltre ai carabinieri, anche reparti dell’esercito a sequestrare il velivolo ed il suo contenuto. Nel frattempo LA STAMPA, scriveva un articolo pieno di enfasi e di propaganda fascista.

Nuova immaginejjj bitmap

La caccia notturna ha segnato al proprio attivo questa notte una bellissima vittoria. Un “Liberator” ha pagato con la sua distruzione lo scotto dell’incursione su Torino. L’Apparecchio è stato individuato e preso in caccia non lungi dalla nostra città, in direzione del Canavese. Come si sia svolto il duello nessuno lo può dire, tanto più che non è uso dei nostri piloti di narrare per disteso le loro imprese. Ne sanno qualche cosa gli abitanti di Barbania e di Front, i quali hanno avuto la ventura di vedersi capitare a poche centinaia di metri dalle case l’uccellaccio ferito, fino a sentire le proprie abitazioni tremare per lo schianto dell’aereo.

La maggior parte di quella popolazione e quasi tutti gli sfollati si erano, fin dal primo momento, dispersi nei prati attorno al paese, con l’intenzione di seguire così l’andamento dell’azione nemica. Udivano in alto ronzare le formazioni aeree nemiche e, laggiù, verso Torino, scorgevano il chiarore dei bengala e le vampe dei proiettili dell’antiaerea mente il cielo era rigato dalle pallottole traccianti.

Era lo spettacolo di fuoco che tutti, ormai, conosciamo, quello spettacolo che ci fa pensare anche di lontano alle nostre case, ai cari che possiamo avere ancora in città, ai concittadini tutti, ai quali ci unisce più che mai in questa occasione un senso profondo di solidarietà della quale non è disgiunta la più viva apprensione. Seguivano questi lontani spettatori il deflagare delle bombe e tentavano orizzontarvi, onde individuare il rione colpito. D’un tratto il rombo degli aerei si faceva più prossimo, si accostava, quasi giungeva a perpendicolo sul paese.Si sentiva l’ansare dei motori richiamati al massimo, ma pareva a tutti che non uno ma due fossero gli aeroplani sorvolavano la zona. Poi ad un certo momento, in tutto quel rombo si udiva un picchiettare di mitraglia. Non era però lo sparacchiare di un’arma di piccolo calibro, ma il susseguirsi di detonazioni che avevano qualcosa di più profondo, di più duro, si sarebbe detto quasi di più “sodo”. D’istinto, quei che stavano in alto, si gettarono a terra, cercando un riparo. Soltanto con gli occhi sbarrati cercavano di individuare nel cielo qualche cosa che sentivano immanente, ma che riuscivano a scorgere. E videro…

Videro nel cielo una fiammata, una stria di fumo rossastro segnava l’aria, mentre con più rabbia parevano urlare i motori. Era il pericolo imminente che si avvicinava, ma nessuno potè trattenersi da una esclamazione: colpito! Non si sapeva da chi, non si era visto nulla, ma la mente di ciascuno indovinava, sembrava presa dalla battaglia stessa che era svolta a mille, millecinquecento metri lassù e che appena stava per concludersi. Quelli delle frazioni Molini di Front si sentirono gelare il sangue nelle vene. La gran fiamma, la gran striscia di fuoco, il bolide spaventoso, si dirigeva sopra di loro, verso le loro case… Certamente trascorsero pochi secondi… furono però lunghi come secoli e ciascuno ebbe ragione se pensò all’imminenza di una catastrofe.

Nel chiarore lunare si distinguevano le cose, la queta borgata s’era da poco svegliata al triste richiamo, ma ancora conservava nelle mura stesse delle cascine un senso di pace che è proprio della campagna e che pare il dono di Dio agli uomini che più da vicino lo adorano, ricercando nel rinnovarsi della messe bionda, nel fiorire dell’albero a primavera, il perpetuarsi del miracolo della creazione. Contro quella borgata pareva precipitarsi l’uccellaccio ferito. E si precipitava davvero. Fu un miracolo se una, tre cinque cascine, furono “saltate”. Lo schianto fu immane. Una fiammata enorme si alzò di tra gli alberi di un pometo a cento metri dal paese. In aria si udiva ancora cantare il motore del cacciatore che aveva fatto la bella preda.

 

Dopo aver descritto i fatti credo sia giusto riuscire a capire il luogo dell’impatto, credo personalmente che alcuni resti possano essere ancora sul posto, vista la complessità di un veicolo del genere.

I dati in nostro possesso relativi all’ubicazione sono: Frazione Molini Front Canavese, a 100 m dall’abitato.

Avevo già fatto una ricerca simile riguardo ad un contesto completamente diverso avendo solo questi dati (era il lontano 2007 e indagavo sul luogo di un presunto UFO crash in Sudafrica).

La frazione Molini oggi non esiste sulla cartografia, esisteva però su quella dell’epoca e corrisponde all’attuale regione Rivera, fortunatamente l’abitato era composto da circa 6 cascine.

L’articolo su “La Stampa” ci dice “Fu un miracolo se una, tre cinque cascine, furono “saltate” quindi possiamo ipotizzare che le cascine saltate erano vicine, ciò si trovava solamente nell’area occupata dall’attuale Cartiera Giacosa.

Ipotizzando una traiettoria da Torino verso Nord, il velivolo dovrebbe essersi schiantato in questa zona.

Nuova immagine bitmap

Credo che sarebbe bello riuscire ad individuare il luogo esatto e magari valorizzarlo, anche solo con una piccola targa, per ricordare quattro persone che, seppur portatrici di morte nel nord Italia, sono state vittime di una guerra infame ed inutile che ha marchiato irrimediabilmente la nostra storia recente cambiando notevolmente il mondo, come pochi altri eventi avevano saputo fare.

Credo che sia giusto infatti, ricordare TUTTI i caduti della guerra, indipendentemente dal loro schieramento, solamente per le poche, forse decine, di persone che l’hanno voluta non piangerò…

Advertisements

2 pensieri su “LA CADUTA DEL GIGANTE – Ricerca Personale

  1. Si certo sono daccordo con te,sono Lorenzo l’amico di Mario,se mi vuoi contattare ci possiamo mettere daccordo per localizzare il punto dell impatto,visto che sono un veterano non e il primo per me,ed posseggo le attrezzature adeguate per localizzare il posto.

    A presto

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...