LA MADONNA DELLE VIGNE di LUCEDIO – la storia continua…

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Qualche giorno fa sono stato contattato da una persona che mi ha fatto ritornare la passione per il piccolo grande santuario. Ho quindi deciso di fare una sorta di storia a puntate dove esaminerò del dettaglio alcuni punti, aggiungendo tasselli al puzzle… al diavolo il diavolo! Questo santuario ha una storia, VERA, e come tale deve essere raccontata…

Ma veniamo alla prima puntata:

L’Affresco

Un anno fa scrivevo “ l’affresco rimane l’ultimo grande mistero di questa chiesa” o forse no…

In questo anno mi sono fatto una grande cultura nella storia delle tecniche di affresco e mi sono confrontato con vari esperti sull’argomento.

Ciò su cui tutti siamo d’accordo è la discordanza qualitativa tra l’architettura e la pittura presente a Madonna delle Vigne, se è vero che architetturalmente e a livello di decorazioni la chiesa si presenta all’avanguarda e sicuramente di prim’ordine, così non è per la pittura, gli affreschi sono molto semplici con tecniche di trompe-l’oeil malamente eseguite se confrontate con quanto si faceva a Torino o oltre le Alpi.

Ci dev’essere stato un perché di tale differenza… e forse c’è…ma giriamoci un pò intorno…

Su un giornaletto periodico del 1925 “L’Italia vinicola ed agraria: periodico settimanale de enologia, commercio vinicolo, viticultura e agricoltura pratica” nel Volume 15 si scrive:

“L’on. Marescalchi fu domenica 19 aprile a Montarolo alla Madonna delle vigne dov’era, insieme alla consueta sagra, una festa pel conferimento di medaglia d’oro al bravo esemplare parroco rev. D. Carlo Maccotto per l’opera data al restauro del santuario Madonna delle Vigne. L’on. Marescalchi, festeggiatissimo, vi pronunziò un discorso in cui esaltò ancora una volta le funzioni dell’agricoltura e tratteggiò la storia della Madonna delle Vigne”

Quindi chi era questo Maccotto? E quali opere fece eseguire nella chiesa?

Bè, purtroppo ancora non lo sappiamo di preciso in quanto era un semplice parroco di una semplice chiesa che ormai non era altro che una piccola cappella campestre, e non più il banco prova dei più grandi nomi del Barocco piemontese.

Ma possiamo intuire che alcune opere sono state molto probabilmente volute da lui…

In tantissimi siamo stati nel santuario, entrando la prima cosa che salta all’occhio è l’altare, ormai trasformato in un cumulo di macerie e poi si cerca lo spartito… Io stesso, la prima volta che mi recai nella chiesa vidi solo quello, mi dimenticai per esempio di alzare lo sguardo verso la fantastica cupola e dovetti tornare apposta 🙂

Ma sono ancora presenti delle nicchie nella chiesa sotto le quali campeggiano delle piccole targhe in marmo, sopravvissute alla furia di ladri e vandali

Le targhe sotto le nicchie da sinistra verso destra recitano:

DONO

DELLE FAMIGLIE

BUSTO-DELLAROLE

la 4a targa purtroppo è stata divelta

Chi era la famiglia Busto – Dellarole?

la dott.ssa Maddalena Dellarole e suo marito Busto sono stati i fondatori dell’azienda agricola sita in un’altra delle infinite grange di Lucedio, la grangia di Montarucco, distante circa 500 mt dal santuario, in direzione opposta a Montarolo… Curioso no? Visto che l’azienda fu fondata proprio poco prima di quegli anni, spossiamo dire che  le targhe sono state apposte per volere del Maccotto, magari utilizzando i finanziamenti privati per il restauro?

Come detto sopra tutti coloro che entrano nel santuario rimangono colpiti dall’altare, ma lo guardiamo bene? 🙂

Anche sull’altare è posta una targa…

DSC_0460

Visto che in foto è poco leggibile riporto qui:

MONS. ARCIVESCOVO GIOVANNI GAMBERONI

Chi era costui? Wikipedia lo descrive così…

Giovanni Gamberoni (Comerio, 24 settembre 1868 – Vercelli, 17 febbraio 1929) è stato un arcivescovo cattolico italiano.

Nato a Comerio il 24 settembre 1868, venne nominato da papa Pio X vescovo di Chiavari, ricevendo la consacrazione episcopale per le mani dell’arcivescovo di Milano, cardinale Andrea Carlo Ferrari, ora beato.

Il 22 marzo 1917 papa Benedetto XV lo insignì della carica di arcivescovo di Vercelli, che detenne fino alla morte, avvenuta nella stessa Vercelli il 17 febbraio 1929, all’età di 60 anni.

Curioso vero? era l’arcivescovo di Vercelli al tempo del Maccotto… chissà che quest’ultimo non volesse farsi notare dal suo superiore apponendo una targa in suo onore sull’altare

Esiste un’altra targa, sulla destra, sempre sull’altare..

DSC_0459

DATTRINO Dott. Giacomo – Livorno

Purtroppo sul dottore non trovo nulla, a parte una pubblicazione di matrimonio del 1911 dove, a Torino, tal Dattrino Giacomo sposava Ferraris Vittoria.

Per quanto riguarda la città, Livorno, sicuramente era Livorno Ferraris che acquisisce il nome Ferraris con il Regio Decreto n° 1335 del 6 luglio 1924 in onore di Galileo… (Era forse un parente della moglie del dottore?)

Nel santino che ho proposto nella prima parte di questa storia e che ripropongo qui, le targhe sull’altare non sono presenti (infatti il santino risale al 1920) quindi può essere davvero che stiamo ricostruendo i lavori voluti da Maccotto?

vs

C’era un’altra targa, esterna alla chiesa, fino al 2007, quando fu restaurato il portico e la copertura che, come già detto recitava (l’avevo riportata completa ma l’ultima parte che mi hanno indicato non è coerente con la foto che ho visto…)

QVOD

VINCENTIUS GRIMANI

LOCED. COENOBII ABBAS

ANN. FERE MDCCX

TEMPLUM

DENVO EXCITARAT

MVNIFICENTIA

MARCH. FRANCISCI BERTOLINI CARREGA

LOCED. PRINCIPI

INSTAVRATI

ANN. MCM….(illeggibile)…..

E con questa, anche  Francesco Carrega Bertolini , 2o principe di Lucedio

* Firenze, 06.10.1850      Roma, 23.04.1923

è stato onorato.

Ma veniamo agli affreschi…

una cosa mi salta alla mente; nella prima parte citavo il Marescalchi nel suo articolo su “Nuova Antologia Vol.269”. Egli, nel 1916, descrive minuziosamente l’interno della chiesa, descrivendone le decorazioni ed i colori ma non fa menzione degli affreschi… perchè?… Io un’idea ce l’avrei ed è semplice… non era ancora arrivato il Maccotto… :).

Notiamo la foto sotto…

DSC_0449

come detto prima possiamo notare la differenza qualitativa rispetto all’architettura, la tecnica trompe-l’oeil che alle corti reali riscuoteva grande successo è stata eseguita in maniera molto approssimativa, non so se avete presente il santuario di Vicoforte di Mondovì, se no eccovi un rinfresco in una mia foto del’estate scorsa…

DSCN2234

Non c’è nulla di tridimensionale … solo un fantastico effetto ottico data dalla pittura trompe-l’oeil eseguita alla perfezione.

Curiosità: l’architettura della cupola di Vicoforte è di Francesco Gallo che ritroviamo spesso anche per le pianure trinesi…

Nella foto dello spartito del diavolo possiamo anche notare degli animali deformi non meglio definiti (probabilmente leopardi illeoniti, identificabili dalla posizione) che attorniano un simbolo anch’esso piuttosto deforme, per non parlare di grappoli d’uva ai lati della loggia centrale nei quali, presi fuori dal contesto sarebbe impossibile identificarne il frutto.

DSC_0451

Ora, io ho grande rispetto per tutta l’arte e non sarei sicuramente in grado di fare di meglio ma, come abbiamo detto, in questa chiesa i lavori erano supervisionati da Filippo Juvarra, il quale scelse la statua del Plura perchè “eseguita alla perfezione”…

Avete mai visto il salone Juvarriano della palazzina di caccia a Stupinigi? … Eccolo…

Residenze-Sabaude-Palazzina-da-caccia-di-Stupinigi-salone-interno-

Secondo voi Juvarra avrebbe approvato un affresco come quello dello spartito del diavolo? A voi la risposta…

In tutte le descrizioni storiche della chiesa di Madonna delle Vigne, non esiste alcuna descrizione di alcun affresco, credo davvero che sia stato fatto nel 1924, durante le opere di restauro del rev. D. Carlo Maccotto

Traccia di ciò può essere conservato nell’archivio Carrega-Bertolini, il quale però si trova a Firenze, presso abitazione privata e quindi di difficile consultazione.

Inoltre come detto nella prima parte, la costruzione originale voluta dal Grimani  termina nel 1713, 3 anni dopo la morte dell’abate, e quindi del finanziatore dei lavori (probabilmente anche per questo fu necessario l’intervento dello Scapitta che già l’anno successivo lamentava che i lavori non fossero stati eseguiti a regola d’arte).

Vero è che nel successivo 1717 si commissionò la statua al Plura ma in una chiesa un simulacro da venerare è indispensabile (porta fedeli e conseguenti donazioni) a differenza di un affresco.

Dopo mille parole è vero, non abbiamo dimostrato nulla se non che l’affresco molto probabilmente è stato voluto da un giovane sacerdote di campagna il quale probabilmente non conosceva la leggenda del diavolo e dello spartito.

Alla prossima puntata…

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